A Torino è in corso da diversi giorni una mobilitazione studentesca che ha portato all’occupazione, al presidio o alla sospensione delle attività didattiche in numerosi istituti superiori. Le prime azioni sono state segnalate tra il 5 e il 6 ottobre presso il Liceo Lagrange, il Regina Margherita, l’Istituto Giulio e il Liceo Gobetti. Nei giorni successivi il numero delle scuole coinvolte è cresciuto, arrivando secondo le fonti a circa una ventina di istituti coinvolti in occupazioni, tentate occupazioni, assemblee, blocchi o altre forme di mobilitazione.
Il riferimento alla Francia è stato reso esplicito dal Kollettivo Studentesco Autonomo, che ha utilizzato la formula “Scuole occupate, fare come in Francia”. Il gruppo ha dichiarato di aver tratto ispirazione dalle proteste studentesche transalpine, descrivendole come un’esperienza capace di ridare visibilità alle rivendicazioni degli studenti e di alimentare un clima di mobilitazione anche in Italia.
Le rivendicazioni dichiarate dai collettivi non si limitano alle condizioni materiali delle scuole. Accanto alla denuncia di edifici fatiscenti, della scarsa manutenzione e della necessità di maggiori investimenti per l’istruzione, alcuni gruppi hanno collegato la protesta a temi più ampi, tra cui l’opposizione al riarmo e alle politiche di guerra, la critica al recente decreto-scuola, la richiesta di maggiore partecipazione studentesca alle decisioni e la denuncia di razzismo e precarietà.
Le forme di protesta non sono uniformi. In alcuni istituti sono state organizzate occupazioni o presidi descritti come pacifici, con assemblee, laboratori, cineforum, incontri tematici, attività ricreative e momenti di condivisione. In altri casi sono stati segnalati blocchi delle lezioni o presenze ridotte in aula. Le fonti riportano inoltre che, in alcune scuole, gli studenti hanno mantenuto le attività in forma autogestita, dedicando spazio a discussioni su diritti, lavoro, guerra, salute mentale ed educazione sessuale e affettiva.
Accanto alle mobilitazioni si sono verificati anche episodi di tensione e danneggiamenti. All’Istituto Boselli un tentativo di occupazione è stato seguito da danni agli arredi e dalla denuncia di uno studente ventenne per invasione di edifici, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. All’Istituto Peano, secondo quanto riportato dalle cronache, un gruppo di persone, alcune a volto coperto, avrebbe causato danni a computer, lavagne multimediali, porte, finestre e arredi. La scuola è stata dichiarata inagibile e chiusa per alcuni giorni.
Episodi simili sono stati segnalati anche presso altri istituti, tra cui il Bosso-Monti e il Sella, con vetri rotti, cancelli forzati e danni agli arredi. Sono stati inoltre riportati un arresto di un diciassettenne per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, nonché l’identificazione di diverse persone davanti all’Istituto Curie-Levi. Le cronache indicano che le forze dell’ordine e la Prefettura stanno monitorando la situazione, anche in relazione alla possibile presenza di soggetti estranei al mondo scolastico.
Non tutte le scuole hanno aderito alla mobilitazione. Presso l’Istituto alberghiero Colombatto, un gruppo di studenti si è schierato contro l’occupazione, sostenendo il diritto allo studio e sottolineando le buone condizioni della struttura. Il tentativo è stato descritto come boicottato da parte di alcuni studenti, mentre in una succursale l’occupazione sarebbe riuscita. La vicenda ha alimentato un dibattito interno al mondo studentesco tra chi sostiene le occupazioni come forma di protesta e chi le ritiene pregiudizievoli per la continuità didattica.
In vista dello sciopero studentesco del 16 ottobre, la Prefettura di Torino ha adottato misure preventive nelle aree interessate dai cortei, vietando tra l’altro la detenzione di oggetti idonei a occultare il volto, fumogeni, materiale esplodente e contenitori in vetro o lattine. Sono inoltre previste possibili deviazioni o rallentamenti per alcune linee di trasporto pubblico e misure cautelari presso la stazione di Porta Susa.
La situazione resta in evoluzione. Le mobilitazioni continuano a essere descritte dalle fonti come un fenomeno articolato, che comprende sia forme di protesta organizzata sia episodi di vandalismo. Le informazioni disponibili provengono da comunicati dei collettivi studenteschi, cronache giornalistiche e dichiarazioni delle autorità, e vanno quindi lette tenendo conto delle diverse prospettive riportate.